INSTROMENTO SOPRA LA CORBA
(La carta di Regola della Comuntà di Pranzo)

Traduzione da C.Menotti, “Tenno nel medioevo, pag. 118”

Nel nome di Cristo. Amen.
Nell’anno della Sua natività 1356, nel giorno di Domenica 24 del mese di febbraio.
Nel villaggio di Pranzo del plebato di Tenno, nel luogo denominato “Alla Pietra Rossa”, dove si raccoglie la Comunità di Pranzo, nella piazza davanti alla casa degli eredi del fu Pietro Delaiti.
Sono presenti quali testimoni del pIebato di Tenno: mastro Avancino del fu ser Bartolomeo da Calvola e mastro Zenario del fu Ferla da Veduto

Per la comunità di Pranzo sono presenti: Boschetto, figlio del fu ser Michele di Pranzo, decano degli uomini e delle persone di tutta la comunità di Pranzo; Bonaventura del fu Michele detto Gazolo; Martino detto Paisa del fu ser Pellegrino; Domenico del fu Ferago; Pietro del fu Martino Fantino. Ai soprascritti uomini di Pranzo l’ordine di questa straordinaria assemblea fu portato da Giovanni detto Boniolo del fu ser Ognibene da Calvola, ora abitante a Canale della Pieve di Tenno, corriere (viator) della Curia di Riva, retta dall’illustre signor Trentino de Toccoli di Ledro, giurisperito, podestà del teriitorio di Riva e di Tenno per i magnifici e potentissimi signori fratelli Cangrande, Canfrancesco e Paolo Alboino della Scala, signori di Verona e dei detti luoghi di Riva e di Tenno.

Per disposizione del soprascritto signor Podestà, come ben chiaramente risulta da un documento scritto di mia propria mano, cioè dal sottoscritto notaio Giovanni, i predetti uomini erano stati eletti dagli uomini e dalle persone di Pranzo, affinchè essi dovessero: censire e ridistribuire i censiti nelle saltarie o corbe delle vigne e del monte Englo; inserire in dette corbe o saltarie certi uomini, che non sono scritti in dette corbe; far scrivere gli statuti e gli ordinamenti del comune in piena libertà (fàcere statuta ed ordinamenta ad eorum arbitrium).

Coi predetti uomini è presente all’assemblea la maggior parte degli uomini e delle persone di tutta la comunità di Pranzo, i cui capifamiglia presenti sono: Giovanni del fu Bonora notaio, Leonardo del fu ser Giovanni, Giovanni del fu ser Pasolino, Pietro del fu Tura ser Martini, Nicolò del fu ser Bonvicino, Bonvicino detto Bozio del fu ser Pasino, Nicolino del fu ser Giovanni, Giovanni del fu Bennato, Benadusio oriundo da Cavrasto, Giovanni del fu Bonaventura, Domenico del fu Giovanni, Odorico     del fu Martino Baso, Domenico del Marchese, Pietro del fu Odorico detto guercio, Bonora del fu Tura mantovano, Antonio del fu Martino Paco, Giovanni detto Lacmo, Domenico del fu Pellegrino, Veronesio del fu Ognibene, Zenone del fu Bonvicino, Bonvicino del fu ... Ognibene del fu Bonora, Tura del fu Brusaferro, Bonvicino del fu Michele. Tutti questi uomini di Pranzo e il predetto Boscheto qdm Martini decano di Pranzo, e ser Tura, ser Martino Paisa, Domenico e Pietro, convenuti secondo l’usanza nel luogo sopradetto, per trattare e decidere sopra gli argomenti specificati, dapprima parlarono e discussero, uno dopo I’altro civilmente, pacatamente, senza contrasti esprimendo ciascuno il proprio pensiero, mirando solo al bene della comunità di Pranzo. In fine furono d’accordo nella stabilire che le Corbe, ossia le saltarie delle vigne e del monte, fossero formate nel modo seguente.

La Corba o Saltaria della Roncaia.
In questa corba o saltaria sono scritti i seguenti uomini: ser Nicolò del fu ser Giovanni, Leonardo di lui fratello, gli eredi del fu Pasino, gli eredi del fu Tura mantovano, gli eredi del fu Domenico mantovano, gli eredi del fu Benvenuto Ferago, Domenico del fu Ferago, Pietro del fu Bonaventura Borli, Pietro del fu Giovanni detto il Negro, Bonaventura detto Betina di lui fratello, Giovanni del fu Bonora Grazioli, Giovanni detto Lacmo del fu ser Martino, Antonio di lui fratello, Zeno del fu Bonvicino. Gli eredi del fu Martino Gaino, Tura del fu Ognibene detto Gazolo, Bonvicino del fu Bontempo Brentola, Ognibene del fu Bonora, Giovanni del fu Pasolino, Benvenuto del fu Astolfo, gli eredi del fu Giovanni Copa.

La Corba o Saltaria alla Croce della Roncaia.
In questa Corba o saltaria sono iscritti: gli eredi del fu Domenico Benvenuto, Domenico fu del Tura di ser Marchese, gli eredi del fu Paolo di lui fratello, Domenico del fu Bennato, Giovanni del fu Bontempo, Odorico del fu Baso, gli eredi del fu Boschetto della Contessa, Mantovano detto Paysa del fu ser Pellegrino, gli eredi del fu Bonvicino Stangarolo, Leonardo del fu Giovanni Stangarolo, Domenico del fu Pellegrino, gli eredi del fu Collino Domenico, Domenico di Giovanni Ognibene, Martino di lui fratello, gli eredi del fu Michele Ognibene, Giovanni del fu Martino Moma, gli eredi del fu Berto Brusaferro, Domenico del fu Martino Brusaferro, Tura detto Copa del fu ser Brusaferro, Bonesino del fu Bontempino, Pietro del fu Giovannino.

La Corba o Saltaria di Deva.
In questa Corba o saltaria sono iscritti: Tura detto Veronica del fu Benosino, gli eredi del fu Domenico detto Cordino, Antonio del fu Bonora ser Nicolò, gli eredi del fu Martino di lui fratello gli eredi del fu Tura ser Martino, Benvenuto del fu Bartolomeo detto Lodrano, Simone del fu Giovanni Avanzo, mastro Nicolò fabbro, Giovanni fratello del medesimo, gli eredi del fu Alberto Veronese, Pietro del fu Martino Adalperio, Pietro del fu ser Odorico detto il guercio, gli eredi del fu Bonesino Adalperio, gli eredi del fu Bonora notaio, gli eredi del fu ser Martino Fantino, Bonaventura del fu Domenico Fantino, gli eredi del fu Giovanni Tura, Boschetto del fu Michele, Bonesino di lui fratello, ser Nicolò del fu Benesino, Veronesio del fu Ognibene di Cologna ora abitante a Pranzo.

Poi gli uomini di Pranzo discussero e furono d’accordo sulle seguenti norme, che devono regolare la Comunitàdi Pranzo:

 

1.     

Ogni iscritto nelle sopraddette Corbe o Saltarie deve pagare ogni anno al rispettivo saltaro 15 piccoli soldi veronesi. Il pagamento deve essere fatto prima della festa di tutti i Santi. Passata la festa, ogniqualvolta il saItaro porgerà querela al Decano di Pranzo in pubblica assemblea, il moroso sia multato per ogni volta di 10 soldi da versare alla cassa comune e tuttavia sia tenuto a pagare i 15 soldi al suo saltaro.
 
2.     
Se uno, iscritto alla Corba, viene a divisione coi suoi fratelli, formando più famiglie, ciascuno di loro resti nella medesima Corba, ma ciascuno paghi al saltaro ogni anno la detta quota di 15 soldi. Quando, poi, tocca a loro di fare il saltaro, lo faccia per primo il maggiore, e poi in ordine gli altri fino all’ultimo. In tal caso, cioè ogniqualvolta in una delle tre corbe vengono ad esserci più corbanti che nelle altre e il saltaro avrà riscosso nella sua corba più degli altri due saltari, il denaro, che avrà riscosso in più, deve essere diviso in parti uguali con gli altri saltari, in modo che ciascuno abbia la terza. Chi non farà ciò, paghi alla cassa del comune una multa di 20 soldi e sia comunque tenuto a fare la divisione.
 
3.     
Il Decano di Pranzo viene eletto ogni anno e tosto deve fare giuramento. Anche i tre Saltari sono nominati ogni anno e subito dopo la loro nomina devono giurare di custodire la saltaria per tutto il tempo che sarà necessario e di denunciare nella pubblica assemblea di Pranzo quelli che avranno violato gli statuti e ordinamenti.
 
4.     
Due saltari devono custodire le saltarie delle vigne, l’altro le possessioni sul monte Engio e in quelle pertinenze. Appena i saltati hanno fatto giuramento davanti al loro decano e in presenza della Assemblea di Pranzo, essi devono subito estrarre a sorte le predette saltarie in modo che quelli che devono custodire le saltanie delle vigne, si mettano subito a fare questo, e colui che deve far custodia alle possessioni del monte Engio, faccia questo. Queste norme devono essere osservate ogni anno. Se qualcuno avrà fallo diversamente e avrà ricusato di seguire queste norme, paghi ogni volta alla cassa del comune una multa di 20 soldi e sia tosto tenuto ad osservare le predette norme.
 
5.     
Se un saltaro, sia quello delle vigne, sia quello delle possessioni, sia del monte che del piano, così come un giurato, sarà uscito dalla propria saltaria senza permesso del Decano, paghi alla cassa dei comune, per ogni volta che sarà uscito, una multa di 10 soldi, perchè si ricordi di badare alla propria saltaria.
 
6.     
Ognuno dei tre saltani è tenuto, sotto vincolo di giuramento, a denunciare e pignorare i trasgressori della Regola, in qualunque luogo le trasgressioni avvengano, sia sul monte che al piano, sia nelle vigne che nelle terre arative, E il saltaro abbia la terza parte di quei pegni da lui stesso giustamente pignorati nella sua saltaria.
 
7.     
lI saltare delle vigne di Deva deve fare la propria “teza” sulla cima del dosso del castello di Deva. Egli deve far custodia fino alla siepe di Leonardo e degli eredi del fu Peraga in Malacorio seguendo la siepe di Cazino; e il saltaro delle vigne della Ròncaia deve fare la propria “teza” sopra Prealta e faccia custodia fino alle sopraddette siepi e in quegli altri luoghi dove ci saranno possedimenti degli uomini di Pranzo. Le predette cose siano fatte sotto pena di 5 soldi.
 
8.    
I saltari non devono portare via dai vigneti a casa loro nessun frutto di qualsiasi specie, nè di giorno nè di notte. Chi contravviene sia multato ogni volta di 20 soldi. I saltari delle vigne non devono farsi portare da mangiare dalle loro famiglie. Chi contravviene paghi per ogni volta 5 soldi.
 
9.     
Dopochò i saltati sono tornati a casa loro, nessuno osi portare via dai vigneti a casa sua di notte uva, fichi o pesche. Se qualcuno contravverrà paghi per ogni volta alla cassa comune 20 soldi.
 
10.  
Se qualcuno verrà trovato a far danno, da solo o con bestie, dovrà pagare per ogni volta al comune una multa di 5 soldi e risarcire il danno a chi fu fatto. Questo vale dalle calende di marzo a San Martino. Negli altri tempi dell’anno pagherà due soldi, in qualunque luogo delle saltarie, sia delle vigne, sia delle terre arative, dal Dosso in giù.
 
11.   
Quando il decano vuol tenere “regola”, ossia consiglio, e i suoi consiglieri sono stati avvisati, essi devono essere presenti. Chi mancherà, paghi una multa di 5 soldi per ogni assenza.
 
12.    
Tutti gli uomini di Pranzo, cioè uno per casa, sono obbligati, quando vien loro ordinato, di andare ad accomodare la strada. Il Decano li faccia avvisare, per mezzo del saltario della campagna, la sera prima del giorno che si vuole accomodare la via, e se qualcuno non si presenta, sia multato di due soldi, e tuttavia sia tenuto a fare il suo lavoro.
 
13.
Se uno vuole querelare un altro in pubblica assemblea (in regula), il Decano ascolti la sua ragione, ma prima si faccia consegnare un pegno da chi promuove querela. Se la querela è ingiusta, il querelante perda il pegno e paghi al comune due soldi.
 
14.  
Se uno, aperta l’assemblea, dirà ad un altro villania, per esempio “sè somero” (sei un somaro) e simili cose, paghi al comune per ogni offesa 5 soldi, appena sarà finita l’assemblea.
 
15.  
Il massaro di Pranzo deve tenere, custodire e registrare tutte le misure appartenenti alla comunità, cioè l’orna per il vino, lo staio per l’annona, la galeta per l’olio, la galeta per le biade o simili misure. Se qualcuno n’ha bisogno per sè o per qualche altro scopo, egli sia tenuto a riportarle al massaro in quello stesso giorno. Se non lo farà, cioè se non le riporterà alla casa del detto massaro, paghi al comune 6 denari per ogni dì e 6 denari per ogni notte. Se poi qualcuno romperà una misura, la faccia riparare a sue spese.
 
16.    
Tutte le persone di Pranzo devono fare e avere gran cura delle siepi dei loro possedimenti lungo le vie e i beni comunali, specialmente sul monte Englo. Se qualcuno non farà questo, paghi al comune per ogni volta una multa di 12 soldi e poi faccia e tenga la sua siepe “bonam et Justani”. Il saltaro delle possessioni del monte Englo sia tenuto per giuramento a vigilare su dette siepi e se vedrà qualche siepe “devastatam et non bonam”, subito in giornata, sulla sera, deve avvertire il padrone della siepe. Se non vuole riparare o migliorare la siepe, sia pignorato, senza per questo essere esonerato dal riparare la siepe.
 

17.    

Il Decano di Pranzo coi suoi consiglieri deve andare ogni anno sul monte Englo, e precisamente il primo di aprile e nella festa di S.Giovanni in giugno, a controllare le siepi e soprattutto “certos vaonos” (aperture) lungo le proprietà comunali, più dannosi che utili.
Il Decano stesso coi suoi consiglieri faccia riparare i detti “vaioni” e abbia l’autorità di farli riparare secondo che crederà meglio col consiglio dei suoi consiglieri.
 
18.    
Il Decano di Pranzo e i suoi consiglieri sono tenuti a far fare e a far tenere in buono stato le siepi alle possessioni in località alle “Squadre del monte Englo” lungo i cigli dei prati, sotto pena di 2 soldi per ciascuno. Se qualcuno non avrà provveduto, il Decano ordini che siano fatte per il primo di maggio. E se uno non avrà ancora provveduto, paghi al comune 2 soldi di multa per ogni caso sia tenuto a fare la siepe. Il Decano coi suoi consiglieri è tenuto ogni anno ad andare a controllare le dette siepi e se vede che qualche siepe non è buona, la faccia riparare a suo arbitrio.
 
19.    
Tutte le persone di Pranzo devono “celebrare et non laborare in cilebus festivis”, cioè nelle festività di Santa Maria (“Sancta Maria in Gardula”, la chiesa della Pieve di Tenno), degli Apostoli e di San Leonardo (“S.Leonardo”, il patrono di Pranzo) e in tutte le altre festività solenni comandate e ordinate dalla santa chiesa. Chi avrà lavorato in dette festività, con carro e bestie, paghi al comune ogni volta una multa di 5 soldi; che avrà lavorato da solo, paghi soldi 3. Il saltaro delle possessioni della campagna di Pranzo, che fa custodia al piano, deve sempre, ogni volta, la sera prima del giorno di festa, avvertire ogni famiglia che il giorno dopo è festivo. Al saltaro che non avrà eseguito l’ordine, sarà inflitta una multa ad arbitrio dei censiti (ad arbitrium vicinorum).
Il Decano e tutti gli uomini di Pranzo, convenuti per la solenne approvazione di questi “Statuti e Ordinamenti”, si obbligarono, ciascuno per sè e anche per la comunità, e promisero di ritenere tutte le norme soprascritte, giuste e valide per sè, per i loro eredi e per i loro successori, in perpetuo; di attenersi ad esse, di osservarle e di non contravvenire ad esse in nessun modo, impegnandosi in ciò con tutti i loro beni e coi beni della comunità di Pranzo, presenti e futuri.
Io Giovanni, figlio di ser M ... notaio (imperiale) legalmente autorizzato, fui presente e, richiesto di scrivere, scrissi.