i primi bambini Bielorussi arrivati nel comune di Tenno nel 1998

LA  NOSTRA  STORIA

Il 23 MAGGIO 1997 con sede in Pranzo di Tenno si è costituto un Comitato di persone fisiche denominato “INSIEME PER LA VITA”
Lo statuto che lo regola è composto di 9 articoli:
art. 1 – COSTITUZIONE
art. 2 – FINALITA’
art. 3 – ORGANI
art. 4 – ASSEMBLEA
art. 5 – CONSIGLIO DIRETTIVO
art. 6 – PRESIDENTE
art. 7 – COLLEGIO SINDACALE
art. 8 – ORGANIZZAZINE
art. 9 – NORME


l'istituto di Vitepsk nel 1998
Nell’articolo 2 dello statuto, quello fondamentale, ci è scritto: “Il Comitato non ha scopo di lucro. Esso si prefigge di intervenire attivamente per aiutare nel miglior modo possibile le persone, ed i bambini in particolare, che si trovino in precarie condizioni di salute ed in gravi difficoltà economiche o che siano privi di assistenza morale e materiale, ed in tutti quei casi di bisogno nei quali è necessario l’intervento da parte di terzi per cercare di risolvere o alleviare l’altrui sofferenza.


la Gita a Malga Grassi sempre nel 1998

A tale fine promuove ed incoraggia ogni iniziativa attesa ad approfondire la conoscenza di tali tematiche sulla base del rispetto reciproco e nella piena difesa dell’altrui libertà di parola, di pensiero e di religione. Il Comitato, per espletare quanto stabilito sopra, potrà avvalersi o affiliarsi, qualora lo ritenga opportuno, ad altre associazioni o fondazioni operanti in ambito nazionale ed internazionale, legittimate ad operare per scopi

l'istituto di Vitepsk nel 1999

umanitari in ogni parte del mondo, dall’Est all’Ovest, dal Nord al Sud ed in particolare verso le popolazioni sottosviluppate e bisognose di aiuto.”
Dal giorno della costituzione sono trascorsi 11 anni; in questo periodo ci siamo sempre sforzati, spesse volte anche caparbiamente, di rispettare queste fondamentali. COSA E’ STATO FATTO. 
Erano appena trascorsi 11 anni dalla catastrofe di Chernobyl del 26 APRILE 1986;

i bambini nel 1999
un’immane catastrofe nucleare dagli effetti devastanti. Beatrice e Loredana, due signore del paese avevano avuto occasione di conoscere alcune famiglie, della zona a noi limitrofa, che accoglievano nella loro casa, nella propria famiglia, dei bambini provenienti dalla zone contaminate della Bielorussia, per un breve periodo di risanamento, circa 30 giorni.

Fu così che ebbe inizio, anche a Tenno il PROGETTO D’ACCOGLIENZA DEI BAMBINI DELLA BIELORUSSIA.Il 4 APRILE 1998 giunsero all’aeroporto Catullo di Verona 27 bambini che noi neanche consociavamo.
Tanta fu l’emozione nel vedere questi bambini di sette, otto anni, stanchi dal viaggio, timorosi ed impauriti.
Dal quel 4 aprile 1998 sono arrivati a Tenno 236 bambini e 30 accompagnatori. Ben 35 famiglie di Tenno e 3 di Riva del Garda, hanno accolto nella loro casa, nella loro famiglia questi meravigliosi ragazzi.
A tutte queste famiglie a questi  35 papà e mamma della Bielorussia dobbiamo rendere testimonianza; proprio loro, in prima persona e fra alcune difficoltà hanno condiviso tante gioie, tante preoccupazioni ed anche qualche amarezza. Ogni famiglia ha vissuta la propria storia fatta di personali e singole esperienze. Assieme ad essa tutta la comunità tennese ha attivamente collaborato affinché tutto svolgersi nel migliore dei modi.
L’amministrazione pubblica con il Suo Sindaco, le varie associazioni di volontariato, la scuola elementare con alunni ed insegnanti, tante singole persone di sostegno e di appoggio.
Una complessa macchina organizzativa che sempre ha lavorato con grande impegno con lo scopo primario  di dare certezza  ed infondere concretezza hai ragazzi della Bielorussia che venivano ospitati di anno in anno.
Il progetto d’accoglienza tutti ci accomuna senza retorica o trionfalismo; in questi anni trascorsi, in tutto questo tempo abbiamo cercato di dare agli altri un po’ di noi stessi. Abbiamo dato ai ragazzi della Bielorussia in particolare parte di noi stessi, della nostra vita, per condividere con loro gioie e speranze, apprensioni e preoccupazioni, abbiamo cercato di dare a loro, ai più deboli speranza di vita.
Tutto quanto è stato fatto non deve certo essere abbandonato e tanto meno dimenticato. Il seme che abbiamo seminato è germogliato, l’albero che abbiamo piantato ha dato i suoi frutti; ora dobbiamo continuare nell’opera intrapresa, seminare ancora, coltivare quell’albero affinché possa sempre dare nuovi frutti.
Tutto questo si realizza con nuove iniziative, con nuovi progetti, nel segno della concretezza e della continuità.